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Combatti da Coraggioso

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  • Section: Varie - Category: Pensieri liberi
  • Mercoledì 23 Luglio 2008 12:37
  • Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Luglio 2008 09:15
  • Scritto da Andy

Un bicchiere rotto e un accendino consumato.

Una bottiglia di Evian e una pallina di gomma.

Guardo i poster, le cartoline, il diploma, le fotografie di quando avevo dodici anni.

Dentro ho un buco nero, un rumore bianco che mi divora dall’interno.

In mezzo al petto ho un timer innescato, sento il conto alla rovescia senza bisogno di svegliarmi.

Ho una paura folle. Tremo e inorridisco di fronte alla mia immagine riflessa nella penombra della stanza. Il dolore è consistente, solido, lo posso sfiorare con la punta delle dita.

Potrei morire qui, in questo momento, senza che nessuno se ne accorgesse.

Potrei lasciarmi andare al flusso di energia negativa e precipitare sempre di più, un corpo inerme che cade dall’ultimo piano di un palazzo.

La voglia è quella di chiudere gli occhi ancora una volta, fingere di nuovo, mentire alle persone che mi sono vicine, giocare a rimpiattino con i sensi di colpa, ritornare allo stadio larvale di un anno e mezzo fa.

Il desiderio di non cambiare affatto, di rimandare tutto al giorno dopo e a quello dopo ancora, sostare perennemente in questo limbo di incertezza assoluta, tirare le lenzuola fin sopra gli occhi e non rispondere più al telefono.

Non abbiamo la Grande Guerra né la Grande Depressione.

La nostra Grande Guerra è quella spirituale, la nostra Grande Depressione è la nostra vita.

Sfoglio un libro di Nietzsche senza leggerlo, accendo e spengo le luci di camera mia senza mai respirare.

Mi sento fragile e debole, mi sento scaraventato alla deriva da una forza più grande di me.

Mi mancano tutte le piccole cose che facevamo insieme, mi manca una fetta della mia vita che da ieri sera non c’è più. È stata completamente disintegrata, bruciata.

Per colpa mia.

Ora le scelte sono due e nessuna delle due è piacevole.

Mentre piango, vergognandomi della mia completa mancanza di orgoglio e dignità, inginocchiato ai bordi della ringhiera, prego in silenzio di farcela.

Poi mi alzo e vado allo stereo.

Metto un cd dei Red Hot Chili Peppers, uno dei primi. La traccia numero uno è “Fight Like a Brave”, ed è quello che mi serve.

Infilo i pesi sui manubri e inizio a sollevare, piangendo, disperandomi, ma in tutti i casi continuo, sforzandomi di non cedere. Non ho altro.

Mentre Anthony Kiedis mi dice “Sii forte, resisti, combatti da coraggioso e non essere schiavo”.

Anche se le catene sono davvero dure da spezzare.

 

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