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Gunners

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  • Section: Racconti - Category: Pulp
  • Lunedì 01 Settembre 2008 12:40
  • Scritto da Andy

Per la cronaca, il ragazzo biondo, quello con le mèches e i capelli che si sciolgono in fronde sfilacciate all’altezza del naso, quello con la Fred Perry bianco-latte e i pantaloncini grigi strapieni di tasche, quello con le Vans e lo zainetto da skater fitto di scritte e lucchetti, il ragazzo con la voce assente e distratta, quello si chiama Mallory.

Ha tredici anni e si chiama Mallory.

Il suo amico, il quindicenne alto e panzuto, con i baffi da ritardato e gli occhi vitrei, quello con la effe al posto della esse, il ragazzo che sputa quando parla e si entusiasma e ride per ogni minima cagata, quello con l’ombrello colorato di Iron Man, quello si chiama Samuele.

Samuele e Mallory, esatto.

Seduti in fondo al 25, l’autobus che dal centro città ti traghetta su in collina, in mezzo ai pioppi e ai gufi, le lucciole che d’estate illuminano le macchine cigolanti, il panorama visto dall’alto che sembra dipinto apposta per te.

L’autobus, quell’ autobus, che ti porta fin su, è il 25 ed è blu.

Gli sbarbi sono appollaiati sui sedili posteriori, i sedili con sotto incollate le cicche e le caccole di qualche adolescente burlone. Le scritte con l’uniposka nero: “Mirko quanto sei figo” e “Valentina troia” e “Grosso cazzo nero pronto per l’uso: chiama il seguente numero” , le scritte di futuri avvocati e future nonne e futuri commercialisti e assicuratori e presentatori televisivi.

Le scritte della progenie brufolosa, i mostri fioriti di seghe e le ragazzine pronte per l’uso.

Per la cronaca, Mallory e Samuele fanno parte di quella progenie.

Per la cronaca, Mallory dice: “Alla fine l’ho preso, Samu” mentre manda un messaggio con l’i-Phone nuovo di zecca, pigia rapido sui tasti, dice: “Il fucile, alla fine l’ho preso” e Samuele dice: “Vero? Ce l’hai qua?” e già sbava, inizia a scoreggiare estasiato.

I nuovi direttori di banca, i futuri presidenti e professori e politici dell’Era che verrà.

“Nah…Comunque l’ho pagato poco” dice Mallory, sorridendo cattivo.

“Quanto?” domanda Samuele. “330” insiste Mallory, “Scontato perché mio padre conosceva il tipo del negozio, Rodin” e qua se la mena non poco, soffia sulle ciocche di capelli che gli ricadono sugli occhi, sbattendole in aria.

“Ma hai preso il Fast?” chiede Samuele, speranzoso. “No, l’AK Dragonov. 120 millimetri, 70 rds, batteria Large con poggiaspalla e 285 attacchi per cinghia di trasporto, una chicca” e smette di pigiare sui tasti dell i-Phone, cerca una gomma nella tasca interna dei pantaloncini.

“Cazzo, che figata!” si scioglie Samuele. “Io invece ho appena preso l’M-16. Sniper” e si liscia i baffi da moschettiere.

“Quello col motore elettrico da 8,4 V?” domanda Mallory, per nulla impressionato.

“Esatto, canna regolabile con aumento di portata utile e precisione, tiro singolo a raffica, bipede e ottica 4 x 32 inclusi, caricatore da 190 colpi, batteria tipo L e pocciaguancia in gommapiuma”.

“Non male. Colore?” chiede Mallory, anche se intuisce già la risposta.

“Mimetico”.

“Ovvio”.

“Me l’hanno regalato i miei per il mio compleanno, l’ho usato per tutto luglio e ti assicuro che è davvero devastante. Ne ho presi quarantasette dal cornicione del mio palazzo. Dodici in macchina e gli altri a piedi”.

“Cazzo, buono!” lo incalza Mallory.

“Già, e guarda cos’ho qua” ed estrae dallo zainetto, spostando l’ombrello di Iron Man, un Heckler & Koch SG-1 con spegnifiamma e la leva dell’otturatore in metallo.

“Devi farmelo provare” dice Mallory, guardando Samuele che lo monta.

“Ha una potenza di 285 fps” dice Samuele, concentrato sul selettore di tiro, la lingua che penzola fuori dalla bocca e gli occhi fissi sulle tacche di mira.

Per la cronaca, sull’autobus ci sono ventisette persone, tutte over cinquanta.

Gli impiegati e gli operai e i contabili, le massaie e i tassisti in pensione, la progenie del passato.

La storia di una nazione superata e cancellata.

Dimenticata.

Samuele e Mallory, che fanno ventotto anni in due, si passano continuamente l’SG-1, tastandolo a ripetizione, Samuele che lo illumina sulle parti veramente  splendide del fucile.

Per la cronaca, quello che sta prendendo la mira adesso, con la guancia premuta e un occhio chiuso, la posizione da cecchino dell’Armageddon, le gocce di sudore che colano dalla fronte e i muscoli delle braccia tese, quello è Mallory.

Modalità Sniper e la signora cinque sedili più avanti, la vecchia con la nuvoletta di capelli bianchi e il maglioncino lavorato all’uncinetto, non esiste più.

Il cranio spaccato in due, la materia grigia divisa dal proiettile.

Per la cronaca, la colonna sonora è Touch Me dei Doors.

Mallory ricarica, estasiato. Samuele gli dice “Vedi, è facilissimo. Non occorre neanche che ci prendi la mano, fa tutto da solo”.

Il tizio pelato, col pizzetto e gli occhiali, quello che sfoglia il Sole Ventiquattrore leccandosi l’indice ogni volta che gira pagina, si accascia diretto sbattendo la testa contro il sedile anteriore.

Dal collo un fiotto di sangue bagna la sezione Quotazioni in borsa, prima di inondare la schiena del pelato.

Si sente BAM! e il rinculo dell’SG-1 è minimo, Mallory lo gestisce alla perfezione.

“Bel colpo ragazzo!” esclama il conducente dell’autobus,  capelli solo laterali e muso allungato.

Le braccia forti, le mani salde sul volante.

“Grazie signore!” e il fucile passa a Samuele, Samuele che inquadra un uomo brizzolato, ex-assistente di produzione, in pensione da tre anni.

La progenie dell’ombra, uomini e donne surclassati, superati dal progresso, dalla scienza, dall’evoluzione tecnologica. I dinosauri rachitici, con le pezze al culo.

L’assistente di produzione, l’ex-assistente di produzione, ora non è più in pensione. È un nome su un necrologio, una corona di fiori. È cibo per vermi.

“Mi svegliate il bambino” dice una mamma, appesantita dalla mezza età, il figlioletto piccolo piccolo addormentato sul sedile.

“Non c’è problema” dice Samuele e applica il silenziatore.

Una sventagliata di proiettili-ombra, pallottole invisibili che schiantano il vecchio magazziniere, l’ispettore-capo, il proprietario di un negozio di giocattoli, la centralinista di un istituto per handicappati.

Tutti giù, collassati, a riposare per l’eternità.

Per la cronaca, Mallory ha cambiato opzione, selezionato il fuoco automatico.

Per la cronaca, la colonna sonora è Sweet Home Alabama.

L’autobus è un rogo di vestiti a brandelli, facce dilaniate e urla di esaltazione.

Due vecchiette applaudono, dicono “Bravi, bravi!” prima di essere definitivamente falciate dalla progenie, be’ sì, la progenie del nuovo millennio.

I broker e i manager del futuro.

Il titolare di un’impresa di pulizie, il facchino, l’agricoltore e il gestore di un’enoteca.

Fischiano e dicono “Così, ragazzi!” e si scrollano di dosso la polvere e la pelle morta dei loro vicini.

Quando Mallory e Samuele arrivano a quindici, smettono.

Si puliscono il sudore dalla fronte e Mallory dice: “Bell’acquisto, capo” e ridà il fucile al suo amico, caldo e fumante.

All’ultima fermata l’autobus accosta per fare scendere Samuele e il conducente dice: “E adesso l’autobus chi me lo pulisce?” mentre Mallory dice: “A domani, Samu!” e Samuele gli fa un cenno col capo, già in strada con il suo zainetto e l’ombrello colorato.

Gli sportelli si chiudono e un’anziana curva, raggomitolata su sé stessa, dice, sorridendo: “Ma li lasci stare su…Sono solo ragazzi”.

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